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venerdì 2 marzo 2012

Sul mio comodino






Caterina, la prima moglie di Philippa Gregory.

Questo libro mi è stato appena prestato e ne ho letto solo alcune pagine ma devo dire che ne sono già stata rapita.
La storia di Enrico VIII mi ha sempre affascinato ma le sue donne ancora di più.
In passato ho letto "Anna Bolena " e "Elisabetta I" di Carolly Erickson e trovo che
leggere queste biografie sia talvolta molto più utile, per capire la storia e per conoscerla, piuttosto che imparare tante date a memoria.
Sarebbe davvero un sogno vedere i ragazzi leggere libri del genere ,magari
accompagnando il tutto con qualche bel film storico come "Elisabeth" di Shekhar Kapur, giusto per fargli capire che la storia non è fiaba ma vita reale perché la storia siamo noi.

martedì 28 febbraio 2012

"La sorella di Mozart" Rita Charbonnier



Oggi non sono in forma e il mio caro maritino a portato le bimbe a scuola permettendomi di riposare e rilassarmi senza dover uscire di corsa da casa come tutte le mattine.
Quel che ho fatto appena la mia banda è uscita di casa e stato prepararmi un bel bagno caldo, chiudere lo sportellone della porta finestra in camera, accendere delle candele intorno alla vasca ed immergermi nell'acqua calda e profumata con questo bel libro.
Questo testo ha risvegliato in me sentimenti di ogni genere quali frustrazione, rabbia, rassegnazione, tristezza tutti questi sentimenti li ho sentiti insieme alla protagonista nella quale mi sono pienamente identificata.
Una femminista si strapperebbe i capelli nel leggere quali e quante umiliazione Nannerl (sorella di Mozart) subisca in questo romanzo solo perché donna ed invece sarà solo lei ad avere la possibilità di potersi esprimere liberamente
e ciò che inizialmente le verrà negato e che lei tanto brama, cioè la possibilità di sviluppare il suo talento e che questo raccolga l'approvazione del padre, risulterà essere una prigione per l'anima e lo spirito del fratello.
Mi vien da pensare che un'altra bella lettura si può accompagnare a questo libro : "Una stanza tutta per se" di Virginia Wolf
L'autrice in questo prezioso libro spiega come anche le donne sarebbero state in grado di esprimere il loro genio se solo avessero avuto "una stanza tutta per se", naturalmente per stanza si intende un luogo fisico, uno studio dove pensare ma anche un luogo nella mente dove ci si possa estraniare dal mondo per riflettere e immergersi nelle nostre profondità per tirare fuori ciò che di meglio ci contraddistingue , senza per questo sentirci in colpa per i panni non lavati, il pranzo ancora da preparare e i bambini con il moccio al naso.
La stanza prima che un luogo fisico è un luogo intimo riscaldato dall'approvazione degli altri che ti circondano, che non è approvazione per il lavoro a cui ti stai dedicando ma è approvazione per la vita che stai vivendo, che è la tua e di nessun' altro.
La Charbonnier fa dire ad uno dei suoi personaggi: "chi sceglie di stare al nostro fianco non tenta di aiutarci , o di renderci migliori porgendoci una mano, ma al contrario ci accoglie, ci fa spazio e ci approva per quelli che siamo, e tale suo comportamento ci rende liberi."
Spesso il nostro più grande problema è la ricerca dell'approvazione negli occhi e nelle parole degli altri.
Nel libro Mozart dice a Nannerl :" Devi capire, Nannerl, che la ricerca della perfezione non porta da nessuna parte. Devi scrivere in modo più sciocco; o furbo se vuoi, ma imperfetto. Devi cessare di perdere le tue giornate a fissare la parete, e il foglio bianco, soverchiata dalla pressante paura di non farcela, perché la verità, Nannerl, è che se tu perdessi la paura faresti di meglio, e molto più in fretta.".

venerdì 17 febbraio 2012

La ladra della Primavera




Ecco un'altro bel libro che può quasi considerarsi il naturale proseguimento di "Quattrocento" di Susanna Fortes.
Anche qui la narrazione si snoda attorno ad un quadro che cela di più di quel che appare.
L'intrigo è interessante e le emozioni non mancano ma le trovo meno profonde rispetto al testo della Fortes.
Ma la Fiorato descrive bene Firenze nel suo splendore ed anche nel suo fetore, non ci nasconde nulla e sembra d'avvero di passeggiare per le sue strade e sentire ciò che probabilmente si sentiva allora...il nostro naso e diventato troppo delicato per poter pensare che vivere a quei tempi fosse uno spasso.
Mi piace l'idea che un autore descriva un ambiente senza per forza sentirsi in dovere di rendercelo gradito, ma descrivendolo nella sua integrità.
Siamo di nuovo a Firenze ma questa volta immediatamente dopo la congiura dei Pazzi... i protagonisti sono una prostituta ed un prete, che accoppiata!
Materia di indagine una nuova congiura, che ci porta a scoprire i retroscena politici dell'epoca.
Il libro è ironico e spiritoso, anche nelle sue parti tragiche non ho mai sentito nascere in me il sentimento di sgomento che provo quando vengono descritte scene del genere, non mi sono sentita coinvolta da quelle immagini per quanto terribili fossero perché lo spirito che prevale nel libro e di ironica irriverenza e quello ti accompagna per tutta la lettura, talvolta ho riso di gusto, da quel punto di vista lo adorato.

Quattrocento

Io adoro i romanzi storici e questo l'ho avuto in prestito da un'amica che conoscendomi bene sapeva che lo avrei apprezzato.
Siamo a Firenze ai giorni nostri ed una ricercatrice sta studiando i quaderni di un pittore fiorentino su cui prepara una tesi, la sua ricerca la porterà ad indagare sulla congiura dei Pazzi...e così ci ritroviamo nella Firenze del '400.
Il libro mi ha intrigato e mi ha dato una chiara visone d'insieme del periodo del Rinascimento :"Quello che caratterizza il Rinascimento è la sua tendenza a rivedere le conoscenze acquisite in virtù delle singolari informazioni che giungevano da luoghi del mondo fino ad allora sconosciuti." così la Fortes descrive questo periodo nel suo libro.
L'indagine della nostra protagonista parte non solo dai quaderni del pittore ma anche dal'interpretazione di un suo quadro:"La pittura è un rappresentazione del mondo.La stessa logica che ci consente di leggere nel grande libro della vita serve per orientarci dentro ad un quadro.Ma non puoi fermarti alla superficie della tela, devi penetrare nella scena, muoverti fra i suoi elementi, scoprire gli angoli ciechi, usmare...". Un chiaro invito a non limitarsi a guardare un'opera lasciando che questa ci regali delle emozioni, ma ad osservare fino a perdersi nell'opera e sentirsi parte di essa per poterla comprendere.
"Comprendere" è una parola grossa, in realtà un'opera, di qualunque natura essa sia, non può mai essere compresa fino in fondo, perché nessuno di noi può sapere che cosa passasse nel più profondo della mente dell'autore. Le emozioni che proviamo e che ci inducono a progettare, sperimentare, creare,vivere in un certo modo, sono talmente intime che neanche noi stessi ne siamo completamente consapevoli.
Vi lascio con una mia considerazione sulla scena d'amore di questo libro, mentre leggevo questa scena ho visto due anime sole, sperdute, lacerate che si ritrovano, ad una manca il padre a l'altra la figlia.
Ma è proprio così? le nostre relazioni sono lo specchio delle nostre carenze affettive, o dei nostri lutti?l'altro lo amiamo per quello che è o in lui cerchiamo una compensazione a quello che ci è mancato?